Storia

sanleucio
Lo stemma Borbonico

Da quando nel 551 d.C. l’imperatore Giustiniano, a Bisanzio, ebbe ottenuto da due missionari appartenenti all’ordine di S. Basilio delle uova di baco da seta dalla loro terra di missione, la Cina, contrabbandate nascondendole nell’anima dei loro bastoni, si aprì un nuovo mondo alla tessitura di pregio nell’Impero d’Occidente.

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Re Carlo III

A San Leucio nacque spontaneamente l’arte della tessitura e tale arte fu sempre ben vista dai vari regnanti, fin da quegli ordinamenti aragonesi del 1473 che concedeva alcune franchigie ai compratori da parte di Alfonso il Magnanimo, alla rivoluzione di Masaniello, durante la quale i tessitori si impadronirono con la forza delle tavole statutarie aragonesi per mostrarle materialmente al vicerè ed imporne la conferma. Sotto la dominazione Borbonica, il re Carlo III, consigliato dal ministro Bernardo Tanucci, pensò di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia ad apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali, fino ad arrivare alla colonia manifatturiera fondata da Ferdinando IV.

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Regina Maria Amalia

Nel 1773 San Leucio, che prende il nome dal monte ai cui piedi sorge, considerato dalla popolazione come sede dell’eremitaggio del santo, era composta di un vecchio edificio baronale, un “casino” e di una “vacherie” in cui venivano ospitate vacche sarde; proprio questultima costruzione, che designò con il suo nome il quartiere Vaccheria, divenne sede nel 1776 di una fabbrica di calze, mentre il paesino di San Leucio era diventato un punto di incontro tra lavoratori serici che provenivano dalla Francia, dal Piemonte, da Genova, dalla Toscana.

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Re Ferdinando IV

Qui trovò terreno favorevole la volontà di Ferdinando IV che volle industrializzare le attività locali diffuse nella regione ed eseguite a domicilio con tecnica artigianale, con la costruzione di una “fabbrica della seta” introdurvi i più recenti ritrovati tecnici, moderni macchinari ed anche nuovi concetti nella lavorazione del prezioso materiale.

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Regina Barbara de Braganza

Così la Casina Reale – il “Belvedere” -, fu trasformata dall’architetto Collecini, che realizzò una inedita convivenza: da un lato le eleganti stanze reali, dall’altra le rumorose macchine che lavoravano e tessevano la seta. Oltre allappartamento del Re, cerano gli alloggi del parroco e della maestra di scuola e i locali per lamministrazione della manifattura. La sala delle feste lasciò spazio alla chiesa, mentre nelle filande a monte del Belvedere si producevano le sete e i velluti destinati allarredamento dei ricchi palazzi napoletani; i prodotti della seteria diventarono ben presto celebri, sia nel regno che allestero; fu parimenti dato lavvio nel 1798 alla costruzione del villaggio operaio, incompiuto per la discesa di Napoleone in Italia.

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Il Belvedere di San Leucio

Inoltre, data l’eterogeneità della popolazione, il Re volle fissare nello stesso anno l’organizzazione delle 31 famiglie di lavoratori residenti con un codice legislativo giuridico -economico; esso prevedeva l’abolizione di ogni distinzione di classe e di appellativi onorifici, l’istruzione obbligatoria dai sei anni di età, il matrimonio per libera scelta e senza dote, l’obbligo di indossare abiti uguali per tutti, l’assegnazione gratuita di una casa per ogni famiglia, l’abolizione dei testamenti con diritto di successione ai figli, ai genitori , ai collaterali di 1° grado e al coniuge superstite (altrimenti i beni sarebbero tornati alla comunità), l’istituzione di un Monte per gli orfani, della Cassa della Carità per gli Invalidi, della cassa per la vecchiaia, dell’assistenza sanitaria e l’elezione dei magistrati e dei giudici, i “seniori del popolo”, da parte dei capifamiglia.

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La Seteria

La cerimonia per la promulgazione delle leggi fu molto fastosa: le coreografie furono curate dal pittore tedesco Filippo Hackert e per le musiche fu incaricato Giovanni Paisiello. La Real Colonia di San Leucio da allora ha dato l’avvio ad una tradizione serica che oggi è ancora fortemente presente. Le sete di San Leucio, oggi prodotte industrialmente ancora con alto valore aggiunto, sempre sulla base dei disegni originari del 1700, sono principalmente destinate a segmenti di mercato di lite, ma non esiste famiglia del circondario di Caserta che non abbia il suo copriletto o il suo capo buono che non sia di origine leuciana.